Andrea Salvatori + Giulio Turcato. IKEBANA ROCK’N’ROLL

March 17, 2019  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

3 April – 31 May 2019

Opening Reception: Tuesday, April 2nd, from 6 to 9 pm

THE POOL NYC presenta Ikebana Rock’n’Roll, la personale del Maestro della Ceramica Contemporanea, Andrea Salvatori, in conversazione con Giulio Turcato, uno dei principali esponenti dell’Astrattismo Informale Italiano.

THE POOL NYCpresenta Ikebana Rock’n’Roll, la personale del Maestro della Ceramica Contemporanea, Andrea Salvatori, in conversazione con Giulio Turcato, uno dei principali esponenti dell’Astrattismo Informale Italiano.

Salvatori plasma da sempre la ceramica, materiale inorganico, assai duttile allo stato naturale e rigido dopo la cottura. Se nel 2009, agli esordi con la galleria, l’artista proponeva lavori in cui associava inserzioni in ceramica a pezzi trovati in mercatini d’antiquariato, adesso, per la prima mostra nella sede milanese, esordisce con una serie di vasi spumosi, carichi di materia, formosi, pieni di ritmo e poesia.

 Per Ikebana Rock’n’RollAndrea Salvatori presenta una serie di vasi bianchi con sfere di diversi toni di rosa, inserite come note musicali,a volte più ritmate, altre più calme. Questi lavori sono pensati come Ikebana, dove natura e spirito si fondono nel tentativo di associare la spiritualità orientale con una leggerezza minimale. L’Ikebana utilizza fiori, rami ed altri elementi naturali per realizzare composizioni di grande bellezza.

 “La ricerca dell’equilibrio tra tutti gli elementi passa anche dal contenitore. Ci sono numerose scuole di Ikebana e ognuna opta per un arrangiamento particolare. Alcune usano vasi alti e linee verticali, altre invece contenitori poco profondi”. Infatti i lavori dell’artista faentino hanno dimensioni e forme diverse e il vaso abbraccia così il concetto di scultura con una funzione ben precisa.

 Per ladisposizione pratica dei fiori si punta all’asimmetria, tratto caratteristico del lavoro di Salvatori, il quale crea con la ceramica un’armonia speciale,Allegro, Grave, Vivace, Moderato,proprio come nelle composizioni musicali. Alcuni lavori sono più tormentati, più pieni, rock, altri più poetici, più vuoti. 

Quello tra Andrea Salvatori e la stampa 3D è un confronto inedito, esuberante e al contempo composto, fatto di fugaci imperfezioni e di pause ragionate, che origina da un’innata conflittualità tra creazione umana e artificio tecnico, tra uomo e macchina. La macchina, in questo caso, è la stampante Delta WASP 40100 Clay, progettata da WASP per essere al fianco dei ceramisti durante tutto il processo artistico, ripensando radicalmente l’ideazione dell’opera grazie alle innovative opportunità offerte dalla fabbricazione digitale.
 La stampa 3D è il simbolo di una nuova corrente artistica, frutto di repertori digitali unici e tuttora non sondati dall’arte contemporanea. La collaborazione tra WASP e il Maestro si prefigge di delineare inediti scenari artistici, in cui routine meccaniche e gestualità scultoree coesistono nel dialogo compositivo dell’opera. Salvatori concepisce questo rapporto con un’intuizione estremamente affascinante: manomettere la perfezione della stampa con una miscellanea di inserzioni ceramiche. Il processo di deposizione del materiale e di incastonatura delle sfere è tema centrale nella collezione Ikebana Rock’n’Roll, al punto da convincere Salvatori a denominare le opere “Composizione 40100”, come scaturite da un dialogo musicale dalle tonalità più svariate.
L’artista sconvolge l’algoritmo reiterato pedissequamente dalla macchina con accenti musicali imperfetti, frutto di volta in volta di azioni spontanee e processi ragionati.

Sorge naturale associare le sculture di Salvatori ai dipinti di Turcato: due sperimentatori in fatto di materia.

Giulio Turcato, una presenza costante a La Biennale di Venezia, ha indagato per tutta la vita la materia, usando fluorescenze, pastiglie, sabbie, acrilico e olio. 

Nel 1947 Turcato è tra i firmatari di FORMA 1, dove esprime un interesse per una pittura formalista. Nel 1956, dopo un viaggio in Cina, forti sono i riferimenti agli ideogrammi, da cui la nascita dei cosiddetti Reticoli, un trionfo di forme attraverso il colore, che assume una valenza astratta in relazione proprio con se stesso. Col passare degli anni l’artista tende all’assenza della forma.

Agli inizi degli anni ’60 Giulio Turcato viene colpito dalle nevrosi contemporanee e inserisce nei suoi lavori i Tranquillanti, giocando con la materia pittorica e dando vita a composizioni brillanti, astratte, tutte con un piglio musicale. Negli anni delle conquiste spaziali il Maestro inventa opere con sabbie colorate cangianti affermando “la mia ricerca coloristica è orientata verso un nuovo colore…”. È del 1964 la prima Superficie Lunare, realizzata con una striscia di gommapiuma lavorata e combusta. Sarebbe soddisfatto di vedere oggi i toni che hanno assunto i colori da lui medesimo creati. 

Nei lavori dell’artista nato a Mantova e mancato a Roma c’è un acceso ritmo informale generato dalla diversità dei materiali usati nelle fasi della sua produzione. THE POOL NYC propone una selezione di opere che spazia dai Reticoli, alle Superfici Lunari, ai Tranquillanti,fino agli Arcipelaghi.

Ikebana e Rock’n’Roll sono in totale contrasto: il primo legato alla spiritualità, il secondo al ritmo di vita terreno e festaiolo. Tutto quanto esiste in natura può essere trasformato in materiale compositivo, purché interpretato nella sua essenza di elemento naturale, riordinato e riespresso e, da inerte, reso vivente. All’origine è dunque la natura, fonte inesauribile di materia prima, modello perfetto che l’uomo può imitare e che l’artista non deve contraffare. Non dimentichiamo che la natura non ripete mai identica una stessa forma, pur moltiplicandola in una quantità potenzialmente infinita. 

THE POOL NYC presents Ikebana Rock’n’Roll, the solo show by the Master of Contemporary Ceramics, Andrea Salvatori, in conversation with Giulio Turcato, one of the main exponents of Italian Informal Abstractism.

Salvatori has always molded ceramics, an inorganic material that is very ductile in its natural state and rigid after cooking. Since his debut with the gallery in 2009, where the artist proposed works in which he associated ceramic inserts to pieces found in antique markets, till this first exhibition in the Milanese Gallery, he shows a series of foamy vases, full of matter, curvy, loaded with rhythm and poetry.

For Ikebana Rock’n’RollAndrea Salvatori presents a series of white vases with spheres of different shades of pink, inserted as musical notes, sometimes more rhythmic, sometimes more calm. These works are conceived as Ikebana, where nature and spirit merge in an attempt to associate Oriental spirituality with minimal lightness. Ikebana uses flowers, branches and other natural elements to create compositions of great beauty.

“The search for balance between all the elements also passes through the container. There are numerous schools of Ikebana and each one opts for a particular arrangement. Some use tall vases and vertical lines, others use shallow containers.” In fact the works of the artist from Faenza have different dimensions and shapes and the vase thus embraces the concept of sculpture with a very specific function.

For the practical arrangement of the flowers, the aim is asymmetry, a characteristic trait of Salvatori’s work, which creates a special harmony with ceramics: Allegro, Grave, Vivace, Moderato, just like in musical compositions. Some works are more tormented, fuller, rock, others more poetic, empty.

The one between Andrea Salvatori and 3D printing is a new and exuberant confrontation, made of fleeting imperfections and reasoned pauses, which originates from an innate conflict between human creation and technical artifice, between man and machine. The machine, in this case, is the Delta WASP 40100 Clay printer, designed by WASP to be at the side of the ceramists throughout the artistic process, radically rethinking the conception of the work thanks to the innovative opportunities offered by digital fabrication.
 3D printing is the symbol of a new artistic current, the result of unique digital repertoires and still not probed by contemporary art. The collaboration between WASP and the Maestro aims to outline new artistic scenarios, in which mechanical routines and sculptural gestures coexist in the compositional dialogue of the work. Salvatori conceives this relationship with an extremely fascinating intuition: to tamper with the perfection of printing with a miscellany of ceramic insertions. The process of depositing the material and setting the spheres is a central theme in the Ikebana Rock’n’Roll collection, to the point of convincing Salvatori to name the works “Composition 40100”, as if they originated from a musical dialogue of the most varied tones.
The artist alters the repeated algorithm with imperfect musical accents, as a result of spontaneous actions and reasoned processes.The first Lunar Surface dates to 1964 with a strip of processed and burnt foam rubber. He would be pleased to see today that tones have taken on the colors he created himself.

L'Abruzzo in Galleria!

L’Abruzzo in Galleria!

March 16, 2019  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

Stefano Cerio, Aquila.

Con Saluti dall’Abruzzo di

Giuseppe Stampone

SABATO 23 MARZO DALLE 17 in galleria

STEFANO CERIO in conversation with ANGELA MADESANI

STEFANO CERIO in conversation with ANGELA MADESANI

February 7, 2019  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

Mercoledi 20 Febbraio ore 19

Artist Talk: STEFANO CERIO in conversazione con ANGELA MADESANI

STEFANO CERIO, Aquila
Con Saluti dall’Abruzzo di Giuseppe Stampone

Dal 24 gennaio al 23 marzo THE POOL NYC presenta Aquila, la mostra personale di Stefano Cerio con il contributo dell’artistia abruzzese Giuseppe Stampone.
L’esposizione vuole essere un omaggio all’Abruzzo e alle zone colpite dal terremoto del 2009.
Il progetto di Stefano Cerio è incentrato sull’installazione di una casa gonfiabile nel poetico tentativo di dar vita a una ricostruzione fittizia.
 
Nei precedenti lavori l’artista si è già occupato del gioco, ritraendo alcuni luoghi dedicati al divertimento: Aqua park, navi da crociera, luna park. Questi luoghi, fotografati nel momento in cui nessuno li abita, sono ritratti di assenze. Sono le persone, o meglio la loro mancanza, a rendere questi luoghi ancor più surreali. Ma nei lavori della serie Aquila c’è un’evoluzione: non è più il posto ad essere surreale, ma l’effetto finale dato dal collocare dei gonfiabili dalla forte connotazione ludica, in un luogo dove non dovrebbero esserci. Siamo di fronte a un lavoro installativo, dove la fotografia serve a documentarne un processo, non a crearlo. Il luogo naturale assume un significato diverso con l’aggiunta del gonfiabile, che diventa quasi un oggetto metafisico.

Collocare una casa gonfiabile, che per sua natura è antisismica, è un atto di fede: infatti buona parte della regione colpita dal dramma non è stata ancora del tutto ricostruita e in questo modo si ambisce, almeno idealmente, a riedificarla.
Il gonfiaggio della casa è stato documentato da un video, che diventa performance. Esso racconta tutto il procedimento di gonfiare e sgonfiare, metafora della nascita e del crollo, nel tentativo di rappresentare una sorta di nuova vita in un territorio a cui è stata tolta.
Stefano Cerio interviene sul paesaggio naturale, in luoghi privi di costruzioni e dove quindi non c’è mai stata una perdita.
 
Ci troviamo a Campo Imperatore, che domina L’Aquila. Un paesaggio che non è stato massacrato dai terremoti perché non vi era niente che potesse crollare, se non la terra. L’interesse dell’artista sta nel creare un nuovo centro abitato nel nulla, dando una speranza di vita attraverso gli elementi ludici che egli colloca sul territorio.
 
Cerio ci offre un lavoro dotato di una logica sociale, ma senza alcuna retorica perché “La Retorica è il nemico assoluto dell’arte contemporanea”.

Nella mostra sono presenti anche i lavori di un artista abruzzese a cui è molto caro il tema: Giuseppe Stampone. L’artista ha voluto omaggiare la propria regione con alcune rilevanti opere che completano il progetto ideato da Cerio.

Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi.
Inizia la carriera di fotografo a soli 18 anni, collaborando con il settimanale L’Espresso. Dal 2001 il suo interesse si sposta progressivamente verso la fotografia di ricerca e il video.
I suoi lavori si indirizzano sempre più intorno al tema della rappresentazione, esplorando quella terra di confine tra la visione, il racconto del reale e l’orizzonte di attesa dello spettatore, la messa in scena di una possibile realtà se non vera almeno verosimile. In questo senso, progetti come Sintetico Italiano, Souvenir, Aquapark, Night Ski, Chinese Fun sono tappe di un percorso artistico coerente che trova proprio nel concetto di ricordo, nel luogo “altro” come catalizzatore di desideri presenti e memorie future, nell’idea di vacanza e di svago, quella sospensione del quotidiano che l’autore studia e racconta in immagini.
Le sue opere sono in molte collezioni pubbliche e private.

Selected Solo Exhibitions
2019  Aquila, THE POOL NYC, Milano.
2018  Amusement Places, Museo Pignatelli, Naples.
2017  Night Games, Camera Centro Italiano per la Fotografia, Turin.
2017  Amusement, GadCollection Gallery, Paris.
2015  Chinese Fun, Fondazione Volume!, Rome.
2014  Paths, Dolomiti Contemporanee, Casso.
2013  Chinese Fun, Noire Gallery, Turin.
2012  Night Ski, Studio Trisorio, Naples.
2011  Winter Aquapark, Changing Role, Naples.
2011  Aquapark, Fondazione Forma per la fotografia, Milan.
2011  Summer Aquapark, proiezione video Museo Maxxi, Rome.
2011  Night Ski, Galerie Italienne, Paris.
2010  Winter Aquapark, Galerie Italienne, Paris.
 


 
STEFANO CERIO. Aquila. Greetings from Abruzzo by Giuseppe Stampone

STEFANO CERIO. Aquila. Greetings from Abruzzo by Giuseppe Stampone

December 20, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

24 JANUARY / 23 MARCH 2019

 

THE POOL NYC is proud to present Aquila, a solo exhibition by Stefano Cerio with a special guest: Giuseppe Stampone, from Abruzzo.

The exhibition is a tribute to Abruzzo and the areas hit by the terrible earthquake in 2009.

Stefano Cerio has installed an inflatable house in a poetic attempt to create a fictitious reconstruction of the area.

The artist has already portrayed places such as water parks, ships cruise, or luna parks that, as for the inflatable house, are supposed to be icons/models of entertainment. These places have been photographed when closed, without people, and are brilliant portraits of an absence. It’s the missing people that makes these places even more surreal.

In the Aquila series there is an evolution: it is no longer the place to be surreal, yet the final effect obtained by placing an inflatable house in a context where it does not belong.

Photography is used to document an installation, a performance. The natural spot takes on a different meaning, with the temporary inflatable house that suddenly becomes almost metaphysical object. The inflatable house is, by nature, anti-seismic, and Cerio’s gesture can be considered a act of faith. In fact, a good portion of the region affected by the drama, has not been completely reconstructed. With this project the artist aspires to rebuild it ideally.

The inflation of the house has been documented by a video, which becomes a proper performance. The whole process of inflation and deflation, a metaphor of birth and collapse, is an attempt to represent a sort of new life in a territory where it is not anymore.

Stefano Cerio focuses on natural landscapes, without constructions, where there was no loss at all. In Campo Imperatore, near L’Aquila, nothing, but bare ground, could collapse.

The very deep intent of the artist is to create a new town in the middle of nowhere, giving hope to the people thanks to the playful objects spread around.

Cerio is releasing a work with a social logic, but without any rhetoric because “Rhetoric is the absolute enemy of contemporary art”.

The exhibition also features a native artist from Abruzzo, to whom the theme is very dear: Giuseppe Stampone. He wanted to pay a tribute to his region with some significant works that would complete the project conceived by Cerio.

 

OPENING RECEPTION, THURSDAY, JANUARY 24TH, 6-9 PM

  

GALLERIE APERTE. 29 NOVEMBRE. 17-22

GALLERIE APERTE. 29 NOVEMBRE. 17-22

November 27, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

Giovedì 29 Novembre nel quartiere delle 5 Vie di Milano, le gallerie d’arte rimarranno aperte fino alle 22.

In occasione dell’apertura straordinaria, durante la mostra personale “Toreros d’Aujourd’hui” di Stefania Fersini, la galleria THE POOL NYC ospita il curatore Maurizio Bortolotti con un talk sull’arte contemporanea in Cina.

Vi Aspettiamo a Palazzo Fagnani Ronzoni, in Via Santa Maria Fulcorina, 20.

 

BOOK CITY MILANO

BOOK CITY MILANO

November 7, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

Gli scaffali interiori – vedersi vedere. Arte visiva e incursioni letterarie

Domenica 18 Novembre 2018 alle 18.30 presso THE POOL NYC

Con Gianluigi Ricuperati, Federica Giallombardo e Stefania Fersini

Negli spazi della galleria THE POOL NYC, Ricuperati e Giallombardo parleranno di arte contemporanea alla presenza dell’artista Stefania Fersini e verrà illustrato il libro “Inner Shelf”.

Sarà possibile visitare la mostra personale di Fersini e confrontarsi con l’artista e la curatrice Viola Romoli.

#BCM18

 

YOGA in GALLERIA

YOGA in GALLERIA

November 7, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

YOGA at the GALLERY! Every Tuesday!

 

Please, get in touch with the gallery for info and reservations.

 

Una pratica Yoga che, come l’Arte, aprirà la mente ad altre dimensioni.

Vi aspettiamo per una lezione di yoga in galleria.

La Galleria, un luogo diverso, ispirante, dove tutte le energie positive, grazie alla pratica yoga, confluiranno a favore di mente e corpo.

 

 

 

STEFANIA FERSINI. Toreros d'Aujourd'hui,

STEFANIA FERSINI. Toreros d’Aujourd’hui,

November 7, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

11 November- 21 December

 

The world is full of objects, more or less interesting; I do not wish to add any more.

I prefer, simply, to state the existence of things in terms of time and/or space.

Douglas Huebler

In Palazzo Fagnani Ronzoni, THE POOL NYC presents Toreros d’Aujourd’huiStefania Fersini’s first solo exhibition in Milan. Describing Stefania Fersini’s (Aosta, 1982) brave meta-artistic and post-curatorial work, is an act of equal critical and narrative braveness. However, this young artist has already demonstrated an extreme elusive pictorial quality, playing with the enigma of recognition – of herself, of others – and with real and imaginary space conceptions. Mansions and historical palaces transformed with works as Mirror (Casa Mollino, Turin) and Vanitas (Palazzo Reale, Milan), are just two out of many examples.

For this particular installation – special, for every ascent is determined by growing risk – Fersini puts into effect her mimesis with the exhibition space, a slight repetition of the artist in others’s masterpieces; a process of fragmentation of herself in other artists works; a scenographer and editor awareness; a theatrical direction of an absent work.

In fact, Toreros d’aujourd’hui transforms Palazzo Fagnani Ronzoni, THE POOL NYC gallery’s exhibition site, in the same work presented by Fersini. A place that becomes etymologically domestic, home of pastel colours and innovative materials; a space that gets to a continuous déjà vu of partially and peripherally painted curtains and tapestries, with fictitious furnishings and paintings, playing in between expectations and reality, background and subject.

Actually, the “house” created by the artist is made of many works – both old and new, because time is a factor to keep in mind at every step in the labyrinthine reasoning – by Aldo Mondino, Hilario Isola and Gabetti and Isola: Fersini is omnipresent, working at the same time as a frame and a container for the above-mentioned works, suddenly revealing herself while keeping her typical elusivity. The subject represented in this work is connected to the work itself while being located in a different place. The subject, chosen by Fersini, is not in front of the canvas that could represent it, yet – maybe – in another room. The space between the object and its representation, the aesthetics of the observer’s deception by an omniscient and ironic narrator: the experience of the exhibition is in itself the work – indeed, the meta-work. Finally, this experience is intimately connected to the biography of the artists, in a continuous genealogical exchange between preceptors and successors; a genetic and hereditary relationship – Hilario Isola, as a matter of fact, plays his father’s intellectual legacy with his Aristotele. The exhibition’s name itself comes from a book by Aldo Mondino, specifically chosen for this occasion by her son Antonio.

With some clue-phrases from other authors – embroidered and painted with his calligraphy – Fersini calls out fathers and sons to an artistic and genetic dialogue of memes, in a framework made out of memories and references between space and time, guaranteeing extraordinary powers of wondering, attraction, inquiry and universality.

Federica Maria Giallombardo

Il mondo è pieno di oggetti, più o meno interessanti; non voglio aggiungerne altri. Preferisco, semplicemente, affermare l’esistenza delle cose in termini di tempo e/o spazio.

Douglas Huebler

 

Nelle sale di Palazzo Fagnani Ronzoni THE POOL NYC presenta Toreros d’Aujourd’hui, la prima mostra personale di Stefania Fersini a Milano. Descrivere l’audace impresa meta-artistica e post-curatoriale di Stefania Fersini (Aosta, 1982) è un atto di altrettanta arditezza critica e narrativa. Del resto, la giovane artista già ha dimostrato una qualità pittorica elusiva estrema, che gioca con l’enigma del riconoscimento – di sé, degli altri – e della concezione dello spazio reale e immaginario – si pensi alle dimore e ai palazzi storici trasformati grazie a opere come Mirror (Casa Mollino, Torino) e Vanitas (Palazzo Reale, Milano).

Per questa singolare installazione – particolare, perché ogni ascesa è determinata da un rischio maggiore – Fersini attua la sua mimesi con lo spazio espositivo in senso stretto: un ripetersi sottile in ogni capolavoro altrui; una frammentazione di sé negli altri; una consapevolezza da scenografa e curatrice; una regia teatrale di un’opera assente, plasmata di vuoti quanto di quotidiani. Infatti, Toreros d’aujourd’hui trasforma Palazzo Fagnani Ronzoni, sede espositiva della galleria THE POOL NYC, nella stessa unica opera di Fersini presentata. Un luogo che diventa etimologicamente domestico, alcova di tinte pastello ed elementi riconoscibili; uno spazio che diviene un perpetuo déjà vu di tende e tappezzerie dipinte parzialmente e in maniera periferica, con mobili e quadri fittizi, che gioca sull’ambivalenza di aspettativa e realtà, sfondo e soggetto, margine e protagonismo. Effettivamente, la “casa” ideata dall’artista è composta da alcuni lavori – vecchi e nuovi, e il fattore tempo è da tenere presente a ogni passo nel labirintico ragionamento – di Aldo Mondino, Hilario Isola e Gabetti e Isola: Fersini è onnipresente, facendo da cornice e da contenitore delle opere dei suddetti, svelandosi a tratti e ricreando la costante elusività che la rappresenta. Ciò che viene rappresentato sull’opera sarà un oggetto legato all’opera stessa e dislocato in spazi diversi. L’oggetto, selezionato da Fersini, non si troverà davanti alla tela che lo potrebbe raffigurare, ma in un’altra stanza. La ricerca, nello spazio, dell’armonia dell’esposizione e della riflessione; lo scampolo tra l’opera reale e quella riprodotta; l’estetica dello scacco dell’osservatore da parte di una narratrice onnisciente e ironica: l’esperienza della mostra è di per sé l’opera – anzi, la meta-opera.

Si aggiunga infine che l’esperienza è intimamente connessa a quella biografica degli artisti, in un continuo scambio genealogico tra precettori e successori; una relazione genetica e artisticamente ereditaria – Hilario Isola, ad esempio, interpreta il lascito intellettuale del padre con il suo Aristotele. Persino il titolo della mostra deriva dal nome di un libro appartenuto ad Aldo Mondino, appositamente scelto da suo figlio Antonio per questa occasione. Con le frasi-indizi di altri autori – ricamate e dipinte con la sua calligrafia – Fersini invita padri e figli a un dialogo artistico e genetico di memi, in un teatro di ricordi e rimandi tra spazio e tempo, garantendo straordinari poteri di meraviglia, attrazione, interrogazione e universalità.

Federica Maria Giallombardo

ETERI CHKADUA. GAUMARJOS. SOLO EXHIBITION, MILANO

May 28, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

THE POOL NYC is proud to present Gaumarjos the first solo exhibition by Eteri Chkadua in Milan. After representing Georgia at the Venice Biennial in 2007 Eteri Chkadua has been exhibited in several museums around the world. Eteri’s work has been included in many exhibitions organized by the gallery in Mexico City, Venezia, Roma, New York, Hong Kong, and Bologna. This is her second solo show organized by THE POOL NYC in Italy.

 Among Georgians Gaumarjos, meaning “Victory to you”, is the everyday way of saying Cheers.  At every banquet, every guest will have to say Gaumarjos for someone or something when the wine-filled glasses are raised in a toast: in fact, the act of everybody raising their glass together to honor someone is an important tradition in Georgia. After a long and articulated oration, every participant passes Alaverdi (giving permission to toast) to the next guest.

 For this exhibition THE POOL NYC presents a selection of works that investigate Georgian traditions, war, and homelessness. Eteri’s paintings are her visual diary: they explore narratives of memory, fantasy and displacement.

 Eteri left Georgia for US in 1988. At the time her country was fighting for independence from the Soviet Union it had been part for 70 years.

“I was one of the first Georgians to be able to leave, due to the love relationship with an American linguist who arrived to Georgia to study and research the Georgian language-.
When I first arrived to US, I found quite surprising and amusing that most Americans had never heard of Georgia. I felt it was my natural role to introduce my country and I would go on and on– talking about its wine and myths and mountains to anybody who’d listen… Nostalgia never stopped.
Naturally, my paintings became my visual voice and I wanted to make them multilingual: I wanted the same painting to tell everyone about Georgia and I wanted to communicate to Georgians my emotions and experiments in another land.
Upon my arrival I made my mind to use traditional oil technique, a realistic painting to make my “storytelling” even more clear. Traditional technique was never taken into consideration in my art school – as some observers mistakenly assumed – but rather self-taught. Realistic painting was not popular anywhere, which just increased my interest…
My long travels to Japan, Indonesia, Mexico, Jamaica enhanced the volume of color in my paintings.

Georgia is one of the oldest countries and Georgians respect its traditions: they would hardly challenge them, but they rather cultivate them as it usually happens in old countries. To some extent traditions slowed down us from the progressive development, but in many ways they contributed to create within Georgian people the strong feeling of identity and pride. This has helped us to survive in long turbulent centuries of wars and to defend ourselves against invasive neighboring larger countries.

In my paintings I tend to create compositions in a way that permits the viewer to choose freely whether the traditions belong to shelves and theaters, or are still useful in present day”.

Eteri Chkadua, 1965, Tbilisi, Georgia
Lives and works in New York

Her work has been exhibited in several Biennials, museums, and international galleries including: Biennale di Venezia, Georgian Pavilion, Venice; MuMok, Wien; Sperone Westwater Gallery, New York; Maya Polsky Gallery, Chicago; Museum of Literature, Tbilisi, Georgia; Luna Kulturhus Konsthallen, Sodertaljie, Sweden; Museum of Dolls, Tbilisi, Georgia; South Hampton Art Center, South Hampton, US; Gian Enzo Sperone, Sent, CH; Zacheta National Gallery, Warsaw,  Poland; Istanbul Modern Museum, Istanbul, Turkey.

Since 2009 THE POOL NYC has presented her work in several solo and group exhibitions, and this is the second solo show in Italy with the gallery.

Dates: June 7th, 2018 – July 22nd, 2018

Opening Reception: June 7th, 6-9 pm

GIUSEPPE STAMPONE Solo Exhibition, Milan

GIUSEPPE STAMPONE Solo Exhibition, Milan

April 6, 2018  |  NEWS  |  No Comments  |  Share

 

Why the sky above belongs to everyone,

and the earth below doesn’t?

 

The sky belongs to every eye,
and if it likes, each and every one,
can view the moon entirely,
the stars, the comets and the sun.

Every eye can view everything
and nothing is ever lacking there:
the last one who looks at the sky
does not find it less shining.

So please explain to me,
in prose or even verses,
why the sky is only one
and the Earth is all in pieces.

The nursery rhyme “The sky belongs to everyone” by Gianni Rodari inspires Giuseppe Stampone’s solo exhibition at THE POOL NYC gallery in Milan.

Why the sky above belongs to everyone, and the earth below doesn’t?, ironic title, stresses on a view of the sky, imagined as a free space compared to the earth, inhabited by man and therefore divided into private lots. In fact, the sky, which in a less poetic way is called airspace, belongs to the states and is managed accordingly. Dominus soli est dominus usque ad sidera et usque ad inferos (the owner of the land is owner to the underworld and up to the stars) is stated in a Roman Law maxim, slightly mitigated in article 840 of the Italian Civil Code.

If you look in a more attentive way, perhaps with a telescope, you realize that the sky goes even beyond the air routes and that includes the orbits of the satellites, that are occupied, in the sense of occupatio rei nullius (occupation of the nobody’s thing: nobody’s or everybody’s ?) of Roman law, by rich countries to the detriment of the poorest ones. The latter, as of today, do not have the technologies to exploit them. Certainly they will soon have no more available sky.

With this exhibition, Giuseppe Stampone revolutionizes the sky, regenerates it, creates a new one, without political constraints, boundaries, rules: he frees the oil on the foam, chases and lets the blue flow, creator, make up of a new independent firmament. Stampone gives dimension, length, width, density, gives shape to the desire for freedom of man.

The artist shows us another sky, allowing us to buy some of the freedom we see when we look upwards, allowing the viewer to take home a fragment.

The freedom of the great spaces, of the deserts that are not only those of sand but also of water, the oceans, and of air, the sky.

In Giuseppe Stampone’s sky you can abandon yourself without asking for permissions, protocols, or authorizations. You do not need passports to travel in the Stampone’s skies that are free from geopolitical canons.

Man by right is the owner of the sky, but he does not notice that it is taken away from him. Thanks to art we make a sky that belongs to us, a swish of wings that are freed in the painted blue, an absence of borders, walls, customs, absolute freedom, infinite possibilities.

Stampone underlines the importance of the performative gesture with oil painting, intended as a liberating act that allows us to reflect on the current issue of spatial georeferencing.

If it is true that the earth tends to lose its diversity, we risk that the sky reflects the earth more and more.

As in every new project, the artist creates the architecture of intelligence, a participatory platform, where he unites mind, body and space, mind, body and network. In this case his network, as he has been doing for years, is made up of artists who share their work and participate in a common project. In a globalized and homologated era the uniqueness of each identity becomes indispensable to recreate a world that is both shared and unique.

For Why the sky above belongs to everyone, and the earth below doesn’t? Giuseppe Stampone asked Paola Angelini, Luigi Carboni, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Ugo La Pietra, Maria Morgagni, Marco Neri, Paolo Parisi, Alfredo Pirri, Eugenio Tibaldi, Gian Maria Tosatti, giving spatial coordinates (30×40 cm), to create a possible sky.

Giuseppe Stampone, 1974, Cluses, France Lives and works between Bruxelles and Rome.   Giuseppe Stampone alternates drawings made with BIC ballpoint pen and multimedia installations. His art is a form of political protest and invites the public to reflect on fundamental issues such as immigration, water shortage and war. He established solstizio.org, co-funded by the European Union and developed in various countries, based on artistic interventions in which the new generations deal with global contemporary issues such as environment, social conflicts and sustainable economies. In Solstizio Stampone realized several installations in public spaces with the participation of 30,000 citizens of ten different nations. He collaborates with a number of universities such as the Academy of Fine Arts in Urbino, IULM in Milan, the Federico II University of Naples and the McLuhan Program in Culture and Technology in Toronto. From 2017 he is an Affiliated Fellow of the Civitella Ranieri Foundation of New York and from 2013 of the American Academy of Rome. His work has been exhibited in several Biennials, museums and international foundations including: Architecture Biennial of Seoul, South Korea (2017); Triennale of Ostend, Belgium (2017); 56th International Art Biennale of Venice, Cuban National Pavilion (2015); Biennale of Kochi-Muziris, Kerala, India (2012); 11th Biennial of Havana, Cuba (2012); Liverpool Biennial, UK (2010); 14th and 15th Rome Quadrennial (2004-2008); Fuori Uso, Pescara; Kunsthalle Museum of Art in Gwangju, South Korea; BASE, Florence; Wilfredo Lam Contemporary Art Center in Havana, Cuba; MAXXI, Rome; MACRO, Rome; Sandretto Re Rebaudengo Foundation, Turin; Triennale Bovisa, Milan; The Invisible Dog Art Center, Brooklyn, NYC. Giuseppe Stampone’s solo exhibitions in museums include: CIAC, Foligno (2018); GAMeC, Bergamo (2014), National Institute for Graphics, Rome (2015), Palazzo Reale, Milan (2014).

Since 2014 THE POOL NYC has presented his work in several group exhibitions, and this is the first solo show with the gallery.

PERCHÉ IL CIELO È DI TUTTI E LA TERRA NO?

 

Il cielo è di tutti gli occhi,
e ogni occhio, se vuole,
si prende la Luna intera,
le stelle comete, il sole.

Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.

Spiegatemi voi dunque,
in prosa o in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la Terra è tutta a pezzetti.

 

La filastrocca “Il cielo è di tutti” di Gianni Rodari ispira la mostra personale di Giuseppe Stampone negli spazi di THE POOL NYC a Milano.

Perché il Cielo è di tutti e la terra no?, titolo ironico, pone l’accento su una visione del cielo, immaginato come spazio libero rispetto alla terra, abitata dall’uomo e per questo divisa in spazi privati. Infatti il cielo, che in maniera meno poetica viene chiamato spazio aereo, appartiene agli stati e da questi è gestito. Dominus soli est dominus usque ad sidera et usque ad inferos (il proprietario del suolo è proprietario fino agli inferi e fino alle stelle) recitava un brocardo di diritto romano, recepito in modo più mite dall’articolo 840 del Codice Civile.

A ben guardare, magari con un telescopio, ci si accorge che il cielo va anche al di là delle rotte aeree e che comprende le orbite dei satelliti occupate, nel senso della occupatio rei nullius (occupazione della cosa di nessuno: di nessuno o di tutti?) del diritto romano, da paesi ricchi a discapito di quelli più poveri. Questi ultimi non hanno le tecnologie per occuparle. Certamente presto non avranno più cielo disponibile.

Con questa mostra, Giuseppe Stampone rivoluziona il cielo, lo rigenera, ne crea uno nuovo, autonomo da costrizioni politiche, da confini, da regole: libera l’olio sulla gommapiuma, rincorre e lascia scorrere il blu, creatore, compone un firmamento nuovo e indipendente. Stampone dà dimensione, lunghezza, larghezza, densità, dà forma al desiderio di libertà dell’uomo.

L’artista ci mostra un altro cielo, lascia che sia possibile acquistare un po’ di quella libertà che vediamo quando guardiamo verso l’alto, consentendo allo spettatore di portarsene a casa un frammento.

La libertà dei grandi spazi, dei deserti che non sono solo quelli di sabbia ma anche di acqua, gli oceani, e di aria, il cielo.

Al cielo di Giuseppe Stampone, libero da canoni geopolitici, ci si può abbandonare senza chiedere permessi, protocolli, o autorizzazioni.

L’uomo per diritto è proprietario del cielo, ma senza che se ne accorga questo gli viene tolto. Grazie all’arte ci riappropriamo di un cielo che ci spetta, un’assenza di confini, mura, dogane, libertà assoluta, infinite possibilità.

Stampone sottolinea l’importanza del gesto performativo a olio, inteso come atto liberatorio che consente di riflettere sull’attuale questione della georeferenziazione spaziale. Se è vero che la terra tende a perdere le sue diversità, rischiamo che il cielo rifletta sempre di più la terra.

Come in ogni suo nuovo progetto, l’artista crea l’architettura dell’intelligenza, una piattaforma partecipativa, dove unisce mente, corpo e spazio, mente, corpo e network. In questo caso il suo network, come fa da anni, è formato da artisti a cui chiede una formalizzazione partecipativa da condividere. Per Stampone la pratica della partecipazione è una fase determinante della ricerca per creare e discutere di contenuti dove l’io di ogni singolo artista diventa Noi, ma dove il Noi non annulla l’identità del singolo e ogni artista condivide il proprio diario intimo. Per Stampone un network è un’area di interesse dove ci si riconosce e quindi si decide di pubblicare il proprio diario. In un’era globalizzata e omologata l’unicità di un’identità di un io diventa indispensabile per ricreare una cosmologia condivisa e unica nella sua rappresentazione.

Per Perché il Cielo è di tutti e la terra no? Giuseppe Stampone ha chiesto a Paola Angelini, Luigi Carboni, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Ugo La Pietra, Maria Morgagni, Marco Neri, Paolo Parisi, Alfredo Pirri, Eugenio Tibaldi, Gian Maria Tosatti, dando coordinate spaziali (30×40 cm), di creare un cielo possibile.

Giuseppe Stampone, 1974, Cluses, Francia.

Vive e lavora tra Bruxelles e Roma

La produzione artistica di Giuseppe Stampone alterna disegni fatti con la penna Bic e installazioni multimediali. La sua arte è una forma di protesta politica ed invita il pubblico a riflettere su temi fondamentali come l’immigrazione, l’acqua e la guerra. Ha fondato il network solstizioproject.org, co-finanziato dall’Unione Europea e sviluppato in vari Paesi, basato su interventi artistici in cui le nuove generazioni trattano temi contemporanei globali come l’ambiente, i conflitti sociali e le economie sostenibili. In Solstizio Stampone ha realizzato varie installazioni artistiche in spazi pubblici con la partecipazione di 30.000 cittadini di dieci diverse nazioni. Collabora con varie Università come l’Accademia di Belle Arti di Urbino, lo IULM a Milano, l’Università Federico II di Napoli e il McLuhan Program in Culture and Technology di Toronto. Dal 2017 è Fellow della Civitella Ranieri Foundation di New York e dal 2013 della American Academy di Roma. Il suo lavoro è stato esposto in diverse Biennali, musei e fondazioni internazionali tra cui: Biennale di Architettura di Seoul, Corea del Sud (2017); Triennale di Ostenda, Belgio (2017); 56ma Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Padiglione Nazionale Cubano (2015); Biennale di Kochi-Muziris, Kerala, India (2012); 11ma Biennale de L’Avana, Cuba (2012); Biennale di Liverpool, UK (2010); 14ma e 15ma Quadriennale di Roma (2004–2008); Fuori Uso, Pescara; Museo dell’Arte Kunsthalle di Gwangju, Corea del Sud; BASE, Firenze; Wilfredo Lam Contemporary Art Center di L’Avana, Cuba; MAXXI, Roma; MACRO, Roma; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Triennale Bovisa, Milano; The Invisible Dog Art Center, Brooklyn, NYC.

Tra le istituzioni museali che hanno ospitato mostre personali di Giuseppe Stampone ricordiamo: CIAC, Foligno (2018); GAMeC, Bergamo (2014), Istituto Nazionale per la Grafica, Roma (2015), Palazzo Reale, Milano (2014).

Collabora con THE POOL NYC dal 2014 e questa è la prima personale con la galleria.

12 April – 26 May, 2018

Opening: April 11th, 6-9 pm

 

THE POOL NYC

Palazzo Fagnani Ronzoni

Via Santa Maria Fulcorina, 20

20123 Milan

Italy

 

Hours: Tuesday-Friday: 11 am-1 pm / 3-7 pm Saturday: 3-7 pm and by appointment

 

T +39 0284170524

info@thepoolnewyorkcity.com

thepoolnewyorkcity.com

 

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