ORO e d'Arzento

ORO e d’Arzento

May 18, 2022  |  NEWS  |  Share
BAATARZORIG BATJARGAL

NOMIN BOLD

TRISTANO DI ROBILANT

ESUNGE

MUNKHJARGAL MUNKHUU

MARIA GRAZIA ROSIN

DOLGOR SEROD

Opening Reception: Venerdí 20 Maggio
dalle 18 alle 21 

PALAZZO CESARI MARCHESI
Campo Santa Maria del Giglio
Calle Rombiasio 2539
Venezia

20 Maggio – 2 Luglio 2022

ORO:
Giallo.
Rosso.
Bianco.
Brillante.
Sacro.
Luce di Cristo.
Potere.
Scambio.
Fede.
Vetro.
Pittura.
Mosaico.
Foglia.
Miniatura.
Libri.
Fiume.
Vena.
Luccicante.
Scintillante.
Bramosia.
Peso.
Valore.
Senza Tempo.
Inattaccabile.
Calore.
Zecchino.
Parabola.
Universale.
Materico.
Desiderabile.
Sensuale.
Versatile.
Accumulabile.
79.
Metallo.
Tenero.
Duttile.
Malleabile.
Luce.
Grano.
Pepita.
Lingotto.
Moneta.
Purezza.
Valore.
Lealtà.
Eden.
Prezioso.
Elegante.
Lussuoso.
Lussurioso.
Venerato.
Vitello.
Biblico.
Creso.
Re Mida.
Regale.
Corona.
Sabbia.
Lidia.
Simbolismo.
Religione.
Alchimia.
Polvere.
Gioia.
Paradiso
Sole.
Cerchio.
Lamina.
Ossidazione.
+1
+3
Estrazione.
Po.
Ticino.
Giacimento.
Lega.
Venezia.
Impero.
Mongolia.
Ricchezza.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Oro è un colore, un materiale molto usato nell’arte occidentale e orientale, un’espressione veneziana per indicare che va tutto bene (“Oro, Benon!”).
ORO e d’Arzento è una mostra che riunisce due artisti che usano il Vetro: Tristano di Robilant e Maria Grazia Rosin e cinque artisti della Mongolia: Baatarzorig Batjargal, Nomin Bold, Esunge, Munkhjargal Munkhuu, e Dolgor Serod.

Da sempre nel Vetro l’uso dell’oro e dell’argento è diffuso e ricercato.
Lamine sottili d’oro e d’argento vengono utilizzate per la produzione del mosaico d’oro e d’argento.
I più antichi vetri veneziani a foglia d’oro, a noi noti, risalgono, alla seconda metà del XV secolo.
 
Nel lavoro di Maria Grazia Rosin è evidente come le specchiature virino all’argento (arzento) e le gelatine LUX abbiano parti specchianti. Le sculture di Rosin sono cangianti, brillanti e preziose.
Nelle sculture di Tristanto di Robilant i colori usati sono soprattutto ambra, arzento, blu, verde e rosso dogale, che richiamano le icone bizantine dorate e colorate e con una forte carica spirituale.
Il vetro, trasparente, quindi puro, ricorda l’elemento principe di Venezia: l’acqua. 
I lavori degli artisti mongoli, dove l’uso della foglia d’oro è diffuso, poiché molto usata nell’antica pittura Thangka, stupiscono per la complessità creativa, il caos ordinato e la varietà pittorica.

La mostra ORO e d’Arzento presentata da THE POOL NYC in occasione della Biennale di Venezia offre lo spunto per indagare più a fondo la complessità e la purezza della lavorazione del Vetro che si risolve in scultura e la scoperta di una nuova corrente artistica, basata in Mongolia, che tra le sue origini dalla Via della Seta.

Nell’arte asiatica il concetto occidentale di “nuovo” non è mai stato assimilato. Anche quando le modalità artistiche occidentali si sono diffuse attraverso la globalizzazione, l’arte in Asia è rimasta ancorata a un dialogo costante con la tradizione locale. Per lo stesso motivo, una delle correnti artistiche più vive nella Mongolia contemporanea è quella che oggi riattualizza la tradizione della pittura buddista Thangka, declinandola in una varietà infinita di modi.
Le modalità di attualizzazione di questa tradizione passano attraverso la contaminazione con altri generi visivo-narrativi, come quello dei cartoni Manga o l’inserimento di episodi legati alla quotidianità, per costruire un nuovo tipo di narrazione, che vuole rappresentare il tempo presente. Tale “aggiornamento” presenta schemi decorativi codificati con composizioni di figure sospese in uno spazio aprospettico: motivi che si rifanno a fatti sociali e politici della Mongolia contemporanea, figure di cavalli, cavalieri e Buddha che affiancano le rappresentazioni del cielo e della terra viste come entità spirituali che si collocano come sfondo ad una società influenzata ancora oggi dal nomadismo.
 
 
 
 

 
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